Carbone nel Regno Unito: perché nel 2026 è già storia (e cosa resta davvero)
Il carbone nel Regno Unito non è in declino: è già archiviato. Dal 1° ottobre 2024 la produzione elettrica da carbone è finita, senza proroghe né ritorni di fiamma. Nel 2026 il dibattito non è più sul “quando”, ma sul “dopo”.
Cosa resta, però, quando una fonte che ha alimentato il Paese per oltre un secolo scompare dal sistema energetico? Tra rete, occupazione e territori, il vero impatto emerge solo ora. È da qui che bisogna partire.
Da motore dell’Impero a problema climatico
Il carbone ha alimentato la rivoluzione industriale, le fabbriche tessili di Manchester, le ferrovie, la marina britannica e l’ascesa economica del paese.
Nel 1913, il Regno Unito produceva circa 292 milioni di tonnellate di carbone all’anno. Nel 2012, il carbone forniva ancora quasi il 40% dell’elettricità nazionale.
Poi qualcosa è cambiato. Velocemente.
Il crollo: 12 anni che hanno riscritto il sistema energetico
Tra il 2012 e il 2024, il carbone è passato da pilastro del sistema elettrico a zero assoluto.
Non per una singola decisione, ma per una combinazione letale:
- Carbon tax e limiti sulle emissioni
- Esplosione dell’eolico offshore
- Riduzione drastica dei costi di solare e rinnovabili
- Gas naturale più flessibile (ma non pulito)
Il risultato: le emissioni del settore elettrico sono scese di circa 74% rispetto al 2012.

Il mix energetico britannico nel 2026: i numeri reali
Nel 2025 (ultimo anno completo disponibile), il mix elettrico della Gran Bretagna era circa:
- Eolico: ~30%
- Solare: ~6–7%
- Biomasse: ~7%
- Nucleare: ~12%
- Gas naturale: ~27%
- Carbone: 0%
Questo è il paradosso del 2026: il carbone è morto, ma il gas è ancora vivo.
E le miniere di carbone? Praticamente scomparse
Nel 2026 non esistono miniere di carbone profonde operative nel Regno Unito.
L’ultimo grande tentativo di riapertura – la miniera di Whitehaven, in Cumbria – è stato definitivamente bloccato dall’Alta Corte nel settembre 2024. Il tribunale ha stabilito che non considerare le emissioni derivanti dalla combustione del carbone era illegale.
Tradotto: nuove miniere di carbone non sono più politicamente né legalmente difendibili.
L’eredità nascosta: cosa resta davvero del carbone
Il carbone non è sparito. Si è trasformato in un problema di gestione.
Circa 25% delle abitazioni britanniche si trova sopra ex miniere. Il lavoro della Coal Authority oggi non è estrarre, ma:
- Prevenire cedimenti del terreno
- Gestire acque acide contaminate
- Trasformare miniere allagate in sistemi di riscaldamento geotermico
Il carbone come combustibile è finito. Il carbone come infrastruttura sotterranea, no.

Il vero dibattito del 2026: non carbone vs rinnovabili
Il dibattito energetico britannico oggi non è più “carbone sì o no”.
È questo:
- Quanto a lungo il gas resterà indispensabile?
- Il nucleare riuscirà a compensare i ritardi?
- La rete elettrica reggerà una quota rinnovabile sopra il 70%?
Il carbone ha già perso. La partita vera è su cosa lo ha sostituito.
Conclusione: il carbone non è il futuro, è la lezione
All’inizio ci chiedevamo se il carbone avesse ancora un ruolo nel Regno Unito.
Nel 2026, la risposta è chiara: no.
Ma la vera lezione non è la sua fine. È la velocità con cui è successo. In poco più di un decennio, il Regno Unito ha eliminato la fonte energetica che lo aveva reso una potenza globale.
Non perché fosse facile. Ma perché, a un certo punto, è diventato inevitabile.
E questa è una lezione che va ben oltre il carbone.
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