Porti commerciali nel Regno Unito: la mappa nascosta del potere economico (Guida 2026)
Nel 2026 i porti commerciali del Regno Unito sono diventati snodi decisivi di potere. Tra nuove rotte, tensioni geopolitiche e riallineamenti post‑Brexit, banchine e terminal influenzano investimenti, sicurezza energetica e competitività nazionale.
Capire dove scorrono merci e capitali significa leggere la vera mappa dell’economia britannica. Da qui parte questa guida: un viaggio nei porti che oggi decidono chi accelera e chi resta indietro.
Se guardi solo le mappe, li perdi. Se guardi i numeri, inizi a capire.

Perché i porti del Regno Unito contano più nel 2026 che nel 2019
Dopo l’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito non ha perso i porti. Ha perso le scorciatoie.
Nel 2024–2025 i porti britannici hanno gestito circa 430 milioni di tonnellate di merci, con Londra e il complesso Grimsby–Immingham in testa. I volumi sono leggermente inferiori al periodo pre‑Brexit, ma la struttura del traffico è cambiata.
Meno carbone. Meno petrolio grezzo. Più container, più rotte transatlantiche, più Asia.
I principali porti commerciali del Regno Unito (dati aggiornati)
Porto di Londra
Il Porto di Londra non è solo il più grande del Regno Unito: è il più complesso.
Distribuito lungo oltre 95 km del Tamigi, gestisce circa 50–53 milioni di tonnellate di merci all’anno. Nel solo terzo trimestre 2025 ha superato i 14,7 milioni di tonnellate, uno dei migliori risultati dell’ultimo quinquennio.
Oltre l’80% dei volumi sono importazioni: materiali da costruzione, carburanti, container, aggregati. Questo rende Londra una infrastruttura critica per l’edilizia e l’energia del Sud‑Est inglese.
Qui passano ogni settimana oltre 1 milione di tonnellate di merci. Non è un porto. È un sistema.
Porto di Immingham
Se misuri i porti in container, Immingham sembra “secondario”. Se li misuri in peso reale, è il numero uno del Regno Unito.
Gestisce circa 46 milioni di tonnellate all’anno, soprattutto rinfuse energetiche, minerali, acciaio e carichi industriali. È il cuore dell’“Energy Estuary” dell’Humber.
Qui arrivano i combustibili che alimentano centrali, raffinerie e industrie pesanti. Senza Immingham, una parte dell’economia inglese semplicemente si spegne.
Porto di Felixstowe

Felixstowe è il cancello container del Regno Unito.
Nel 2024 ha gestito circa 3 milioni di TEU, pari a oltre un terzo di tutto il traffico containerizzato britannico. È il porto più vicino alle rotte Asia–Europa e il primo approdo per l’elettronica, l’abbigliamento e i beni di consumo.
58 servizi ferroviari giornalieri collegano Felixstowe a Midlands, Nord e Scozia. Ogni rallentamento qui si riflette sugli scaffali dei supermercati.
Porto di Grangemouth
Grangemouth è il polmone logistico della Scozia.
È il principale porto petrolifero scozzese e uno dei più importanti hub petrolchimici d’Europa. Gestisce container, prodotti energetici e merci industriali dirette verso Nord America ed Europa.
In un’economia sempre più orientata all’energia e alla chimica avanzata, Grangemouth è strategico quanto una centrale elettrica.
Porto di Liverpool
Liverpool è tornato centrale.
Con oltre 4,5 milioni di tonnellate di rinfuse secche e grandi investimenti in terminal deep‑sea, il porto sta riconquistando traffico transatlantico diretto, riducendo la dipendenza da Rotterdam.
Qui transitano rottami metallici, fertilizzanti, cacao, prodotti chimici e petrolio diretto alla raffineria di Stanlow.
Porto di Thamesport
Più piccolo, ma estremamente efficiente.
Thamesport può gestire fino a 660.000 TEU all’anno, con banchine profonde 15,5 metri e gru Panamax. È progettato per fare una cosa sola: muovere container senza frizioni.
Porto di Southampton
Southampton è il porto dell’equilibrio.
Container, rinfuse liquide, Ro‑Ro, automobili, crociere. È uno dei pochi porti britannici in grado di fare tutto, e farlo bene.
La sua forza non è il volume assoluto, ma la diversificazione. In tempi instabili, è un vantaggio enorme.
La verità che pochi dicono sui porti britannici
I porti del Regno Unito non stanno “declinando”. Si stanno riposizionando.
Meno dipendenza dall’Europa continentale. Più rotte globali. Più energia, più container, più valore per tonnellata.
Chi guarda solo i volumi perde il punto. Chi guarda le rotte, capisce il futuro.







